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La porta del tempo e l’infinito

Poesia. La filosofia del vissuto e le immagini sembrano a un certo punto compenetrarsi, mantenendo tuttavia una identità linguistica, e anticipando nel primo testo le tematiche che connotano la raccolta, a iniziare da un ‘poemetto’ (Genesi), una specie di ‘manifesto’ in cui vanno a incrociarsi e a proiettarsi i vari soggetti, in ogni caso in grado di sciogliersi dai vincoli restrittivi della realtà per ipotizzare semmai una dimensione metafisica correlata.

Emerge a tratti una unità idea-figura secondo che la mente elabori un percorso (Miti della coscienza) che potrebbe avere tra le altre sue finalità la bellezza: e tale caratteristica approda spesso a esiti sorprendenti, riuscendo a suscitare ciò che appariva perento, ma si presenta sotto forme quasi obliate — e tutto questo viene perfino proposto da elementi marginali (in effetti nulla nell’universo lo è sostanzialmente). Vuole dunque il poeta adire all’assoluto? è proponibile l’eventuale infinito nella parola? Quel lontano e sotto taluni aspetti leopardiano richiamo si dispone in un tempo non deteriore, al punto che si ha l’impressione di una eternità implicita nelle cose.

Si direbbe che una delle prerogative del poeta sia di destare in noi un desiderio, un anelito mai placato: è il ponte tra chi scrive e chi legge, qui compiuto nella sua essenza. Il DVD contiene il finale dall’unica opera di Offenbach, I racconti di Hoffmann, anche questo un ‘ponte’ fra scrittura e musica.

Recensione
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