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La solitudine del cielo

Poesia. Questa cospicua raccolta segna una tappa importante nel percorso poetico di Sato: è, almeno per ora, una summa che presenta le caratteristiche del suo stile. Che la struttura dei testi sia particolare è evidente con L’albero inverso: la logica strofica, e a volte sintattica, rompe gli schemi in cui in genere si articola un testo.

A tale elemento costitutivo fa da complemento il lessico – inutile riaffermare i suoi rapporti di tipo stilistico – che non tiene conto di precisi confini linguistici, ma si estende da una normativa di poiesi (parole come speme, fumido, occaso, lo attestano) spingendosi in punti bordeline, là dove l’invenzione tematica o creativa coincide con la necessità di de-finire; per esempio, il frequentativo nuvolio (Ed essere così) che ritroviamo accentato (nuvolìo) in Se tu non scrivessi, origina l’istituzione di una identità lessicale oltre la semplice categoria del caso.

Nel corpo della silloge si inseriscono idee sostanziali – tanto da poter parlare di poesia con accenti metafisici – e quindi non esauribili nel solo fattore espressivo. La tendenza sperimentale o strettamente segnica nasce anche da un ‘sentimento del tempo’ situato nelle cose (Leggo l’albero prima della carta), forse per esorcizzare il vuoto topos ricorrente – e ricercare nella scrittura una eternità che può durare un istante (La parola vola).

Recensione
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