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La terra che snida ai perdoni

Saggistica. Per quanto circoscritta a un’area dell’Abruzzo e riferita al dialetto, si scopre quanta ricchezza di proposte poetiche è possibile incontrare: e negli stessi ‘dialetti’ (da noi ritenuti lingue) una diversità di caratteri, per esempio tra la parte montuosa e i vari luoghi.

Una prima sezione riguarda due autori presenti nella prima metà del Novecento: Luigi Anelli con una raccolta risalente al 1940, e Tito Manlio Verratti (1949), mentre Alessandro Dommarco arriva quasi alle soglie del Duemila. Nel secondo capitolo incontriamo Mario D’Arcangelo, Marcello Marciani, Vito Moretti e Giuseppe Rosato, tutti nel nuovo millennio a eccezione di Moretti (1999). L’Appendice infine riguarda sostanzialmente la parte storica, e vede i nomi di Cesare De Titta (1862-1933), Modesto Della Porta (1885-1938), Giulio Sigismondi (1893-1966), Guido Giuliante (1912-1976) e Camillo Coccione (n. 1940). Va notato come nel complesso gli autori appartengano a un’area di elevata cultura, se pensiamo ai rapporti con editori quali Marsilio o Scheiwiller e riviste come Arenaria. La traduzione dal dialetto non è facile, per la differenza di certe strutture e per i vocaboli, spesso distanti dall’italiano, ne sia esempio scattelère, cioè armadio.

Considerando poi l’intrinseca qualità dei testi occorre dire che Stefanoni ha portato avanti una ricerca anche linguistica della massima importanza. Recensioni, o saggi o commenti che dir si voglia (qui riuniti da pubblicazioni cartacee e on-line), ci pongono di fronte a una realtà umana e creativa che non può venir dimenticata, e una scrupolosa lettura darà la prova di tale asserzione: un patrimonio da diffondere e valutare e comunque da preservare, essendo la viva testimonianza di come la poesia possa entrare a ogni livello, sociale e culturale.

Recensione
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