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La vita fa rumore. “Noi viviamo di lavoro!”

Poesia. C’è un tipo di poesia che riduce il linguaggio figurato (metafore o simili, per intenderci) come non di rado in Brecht, per avvicinare la parola alla concretezza dell’oggetto, sia esso forma, pensiero o evento. Ma la poetica di Mosi non disattende l’aspetto formale – un esempio nelle terzine de Le trecciaiole – che però risulta funzionale al dato espressivo, con tendenza ad estendersi nell’impegno civile.

Il ricordo collettivo ne deve tener conto: “Parla delle nostre idee, | tessi il filo della memoria” (Manifattura); e qui l’elemento traslato è lieve, quasi impalpabile. Le immagini dunque balzano vive, direi viventi, nei versi: “Si allontana, sparisce | nel verde dei rami | l’uomo nero, il sangue | rosso d’arancia” (Raccolta d’arance). Se non pochi sono i riferimenti ‘tecnologici’ (es. Futuribile), è l’impeto ‘narrativo’ (es. Il lavoro del pittore) a connotare una poetica che nobilita i ‘frammenti’ della quotidianità.

Recensione
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