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La voce della violenza. Cause e aspetti del femminicidio

Romanzo-saggio. Viene da pensare che vi siano crimini “alla moda”. Vero è che anche un tempo le donne venivano abusate e uccise, ma mai come ora si sente la necessità di affrontare il fenomeno non solo con strumenti legislativi, ma come fatto di cultura.

Erronea e deplorevole è la convinzione che la donna sia inferiore all’uomo e possa quindi divenire oggetto di sopraffazione, anziché di arricchimento. Il romanzo-saggio, con una forma accattivante, esamina la questione sotto i vari punti di vista, tenendo presente l’emancipazione, che ovviamente non deve essere a tutti i costi cambiamento fisiologico ma costituire parità dei diritti. Per dire quanto un tempo la nozione fosse dominata dai concetti maschili e di potere, in certi vecchi dizionari emanciparsi significava anche “torsi soverchia libertà” (cito testualmente). Se il maschio capisse che il rapporto con la donna non è regolato dalla subalternità ma dallo scambio, tanti delitti non avverrebbero.

C’è da chiedersi se colui che commette un femminicidio sia violento per natura – Marc’Aurelio raccomandava di chiedersi di ogni cosa qual era la sua natura – o se lo fa per un comprensibile, ma non plausibile, senso di rivalsa o di vendetta. L’idea di possesso è già di per sé deviante. Ora, se l’origine di questo male dipende da una certa “chimica” che agisce sul cervello, la cura sarà adeguata alla causa. Si sa che l’innamoramento ci fa vedere anche quel che non è, prezioso quindi il suggerimento dell’autore: “non si deve mai amare incondizionatamente”, ma tenere un certo distacco, che non significa amar meno, ma avere coscienza che un abbandono non è sconfitta, ma dato di fatto che segue un suo percorso, e la violenza rappresenta l’impotenza di chi la commette. Non si tratta di dominare, ma di comprendere.

Credo che ogni persona dotata di un minimo di raziocinio trarrà grande beneficio da un libro come questo.

Recensione
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