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La zanzara, il gallo e l’oboe

Poesia ragazzi. Si tratta di tre brevi e simpatiche favole in versi quinari, quel ritmo agile che ritroviamo per esempio ne La chiocciola del Giusti: versi a volte con licenze metriche che riducono (M’avvelenano) o ampliano (Nella società).

Nella prima favola la protagonista è la zanzara Zanze che per sua natura deve succhiare il sangue e a un certo punto vuole smettere, ma una rondine dice che Zanze potrebbe essere un buon boccone, al che la zanzara si rassegna: non si può sfuggire al destino. Un concetto simile appare nella seconda favola, in cui gallo il Chichì sentendosi un re decide di non fare il suo lavoro, ma alla fine anche lui dovrà assoggettarsi al compito per cui è nato, cioè alzarsi di buon’ora e dare la sveglia.

Nella terza favola l’oboe Piero di cattivo umore incomincia a combinarne di tutti i colori e vorrebbe abbandonare l’orchestra, poi si accorge di aver sbagliato e si accorda con gli altri strumenti per creare una generale armonia. Da rilevare le illustrazioni che caratterizzano le tre favole con un segno sintetico e originale.

Recensione
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