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L’arte di cadere

Poesia. Dopo una raccolta giovanile (Corolle, 1987) passano circa vent’anni, poi il ritmo di pubblicazioni prosegue sostanzialmente uniforme. Una poetica per certi versi nuova, con dettagli tecnici rari, per esempio il trattino: “tutta la gioia-“ (p. 57). A volte emerge il doppio, la cui realtà sconfina con l’ignoto: “e sotto | ci sono ancora io” (p. 16) “mentre a un’altra me” (La mezzanotte), che si traduce sul piano corporeo e metafisico: “per metà carni per metà parole” (p. 84); realtà come text non sempre definibile, ma “Ci unisce | la materia” (p. 90).
L’eros, o amore in qualsiasi specie denominato, incide a fondo, fino all’ossimoro: “odiami | a patto che mi ami” (p. 93). Perciò non è facile trovare l’unità per essere “in due | una sola lucciola” (p. 102). In poesia ogni oggetto si trasferisce su un piano oltre o altrimenti riferito: “come la punta sonora | di un campanile” (p. 119). Nella corposa silloge il testo forse più poeticamente connotato si intravede nel finale di Spiovente costellazione VI.

Recensione
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