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Saggistica. La riproposta di un saggio già apparso nel 1978 ne conferma la validità. Vi sono infatti dei punti che, se non proprio irremovibili, stimolano una dialettica su temi-chiave. Tanto per cominciare: l’iconoclastia di certe avanguardie che pensano di possedere la verità (p. 18). In effetti in un testo poetico non c’è nulla da ‘spiegare’ (p. 23); pur riconoscendo una funzione alla critica, essa ci appare comunque accessoria; al più, le note esplicative storico-linguistiche risultano pertinenti. Si tratta, ovviamente, di scelte, tanto più (p. 31) che il segno può distaccarsi dall’oggetto: scrittura quindi come luogo altro? Quando poi non esistono norme (ciò vale anche per la musica e l’arte figurativa) è difficile distinguere forme precostituite. Nei testi esistono tecnicamente (stemma codicum) le lectio difficilior e facilior: in ogni caso la relativa interpretazione rimarca sempre la distanza fra autore e fruitore.

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