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Le case della fede. Storia, teologia e didattica dell’edificio-chiesa

Saggistica. Un luogo di culto è prefigurabile come l’invisibile nel visibile, punto d’incontro prima ancora di divenire concreta costruzione, e si ipotizza anche dal passo evangelico (Matteo 18:20) “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Questo importante (e interessante) saggio si riferisce anche a religioni diverse dal cristianesimo, quali l’ebraismo o l’islamismo, evidenziando però gli edifici che svolgono una funzione di carattere confessionale.

Sebbene la Chiesa sia per sua natura ‘conservatrice’, si nota però negli stili architettonici una mutazione correlata al gusto dell’epoca, intrecciando quindi l’arte ‘in divenire’ alla fede che è. Per esempio, notevole differenza tra Notre-Dame (iniziata nel 1163 dal vescovo de Sully e in origine denominata Cappella Beatae Mariae Virginis, tra l’altro centro musicale dell’Ars antiqua) e le invenzioni novecentesche di Le Corbusier. Perciò le chiese seguono esternamente gli usi contingenti, mantenendo il significato spirituale. Il volume è corredato da una terminologia riferita alle parti dell’edificio sacro. Poesia e fede trovano riscontro nelle composizioni di Luzi ed Eliot.

Recensione
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