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L’impertinenza del presente

Poesia. Chi ama la poesia come scaturigine di ciò che non c’era e dopo esiste, trova in Cara il vertice. Solcando in pratica la seconda metà del novecento, la sua scrittura – che va oltre il semplice nome di poesia – penetra nel nuovo secolo quasi a segnalare una resistenza, al tempo e alle mode, ma avverte fin dall’inizio: “Ogni stile ha le sue rughe di memoria” (Imperativo del fare), da intendersi però come fedeltà a un sistema di linguaggio che non cede né è cedibile.

Quindi un’autonomia, perseguita perché all’interno di un mondo espressivo che privilegia l’aspetto semantico. Le Essenze fittili pongono perciò interrogativi: “La matita nascosta (o presa) | affinché non sfidi la scrittura?” Torna allora utile la citazione da Marco Aurelio: non di rado lungo il viaggio si perde lo scopo.

Ma Cara no, capovolge gli schemi prefissi e prosegue oltre il presente, con momenti di pausa, cioè di restituita bellezza: “Oboe sottile, musica quieta” (Orizzonte iniziatico).

Recensione
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