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Lo zonista. Il dovere e l’amore al tempo della Olivetti

Narrativa. Scrive l’autore nel secondo risvolto di copertina che prima di “chiudere bottega” ha voluto realizzare questo romanzo, termine forse non idoneo al presente lavoro, in cui vi è anche parte di saggistica, poiché ci informa su un dato periodo della nostra storia e di un’azienda che, se non ricordiamo male, aveva perfino una lista alle elezioni.

Ci sono fatti realmente accaduti e altri di pura invenzione, e non è facile discernerli, forse solo l’autore può farlo, ma il fascino di un libro sta proprio in questo, fantasia e realtà si intrecciano in un tutt’uno narrativo. I vari episodi a volte possono intendersi anche come parti staccate dal contesto, lungo il quale i rapporti sentimentali hanno un peso notevole. Vi sono riflessioni sulla condizione umana: “La morte. Mi era sempre apparsa una cosa assurda, contro la Natura dell’uomo” — considerazione quindi che non tiene conto di come nella natura ci possa essere una regola cui nessuno è in grado di sfuggire.

A questo punto conviene riferirsi a un dato, già emerso nelle raccolte poetiche, ossia la religiosità, che si esplica con figure esemplari di sacerdoti come quella di padre Eliseo. Una verità lampante per l’epoca (e ne abbiamo fatto esperienza): “Se si sa scrivere a macchina è più facile trovare un posto.” In un libro si cerca spesso quel che non troviamo nella quotidianità, e benché la storia (le storie) narrata riguarda una certa attività, appunto lo zonista, visto il carattere del romanzo dobbiamo ammettere che “non si può separare il visibile dall’invisibile”; nell’amore, almeno nelle prime fasi, ha quasi più forza l’invisibile.

Recensione
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