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Lord Glenn. L’anima di Byron nel cuore di un cane

 

Narrativa. “Tutti coloro che hanno provato affetto per un cane fedele e intelligente comprenderanno facilmente la natura e l’intensità del piacere che se ne può trarre” (E. A. Poe). Ma il tradurre la ‘psicologia’ canina in quella umana è impresa non certo facile. In questo romanzo l’idea si presenta più per immedesimazione che per traduzione, ovviamente con le differenze del caso. Il romanzo è la prosecuzione di Glenn amatissimo, pubblicato lo scorso anno, e forma quindi un ‘ciclo’. Una biografia romanzata con date anche in grassetto. Il soggetto e la ‘leggerezza’ delle scrittura non devono trarre in inganno: il significato è profondo e investe il piano esistenziale. Secondo l’Ecclesiaste l’uomo non ha alcuna superiorità sugli animali, in quanto tutti destinati alla stessa fine — e questo pare un punto di raccordo per una relazione più stretta. Nella prima parte del libro una commedia (atto unico); nella seconda il manoscritto di Ossolungi. Stile arioso e limpido, ricco anche di una certa fantasia linguistica, per esempio a p. 143, da “Il liquidoro di Byron” e ss.

 

Recensione
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