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L’ultimo bagliore

Poesia. Si nota da qualche tempo un ritorno alle forme metriche tradizionali, fra le quali spicca l’endecasillabo, adottato in questa raccolta dall’autore che lo piega alle proprie esigenze espressive, utilizzando le varie possibilità che tale verso presenta.

Spesso viene usata la dialefe, il che significa di saper correlare il flusso ‘narrante’ della poesia per inserirlo in modo naturale nella struttura dell’endecasillabo. I valori fonosimbolici, ma in primo luogo religiosi, creano in Pasqua di Resurrezione un clima a tratti gioioso “diramante il suo flusso verso Dio”, ma anche di severa resa artistica.

Volendo cercare un referente si potrebbe citare il Carducci: “Anch’io sognai Scamandro e Simoenta” (Fiumi lontani) traslato in una dimensione moderna ricca di nuove risonanze e di metafore che attingono alla natura, estendendosi in tutto il decorso dei testi. Non v’è dubbio che la classicità proietti una luce benefica nel tessuto linguistico, libero però di fuoriuscire nella sua pienezza: “Fa’ di me una folata di scirocco, | un bulbo di sentiero, un’ala esangue” (Dopo).

Pastorelli propone un’ars poetica su modelli collaudati e tuttavia in grado di esiti suggestivi e con la certezza che la parola più alta in senso letterario resterà: conferma che ci viene dai numerosi consensi di autorevoli critici.

Recensione
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