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L’uomo che non voleva piangere

 

Narrativa. Si potrebbe avvicinare a Kafka questo scrittore svedese, la cui rivalutazione in Italia è relativamente recente (1987), se non fosse per il diverso ‘clima’ narrativo: il modus kafkiano è troppo personale per essere anche solo imitato. In Dagerman (1923-1954) l’ironia, a tratti corrosiva, sconfina con il grottesco. Ne sia esempio, nel presente racconto, la scena (p. 9) quando per l’emozione il Capo rovescia una scatola di cioccolatini con “la sua Effige”. Il rifiuto, o l’impossibilità di piangere, come invece viene richiesto, è in sostanza il tema che regge, attraverso vari momenti, tutto il racconto, realizzato con una logica secondo il principio causa>effetto. A simile tematica aderisce una scrittura realmente cinematografica (o cinetica), come la ‘sequenza’ a p. 21 dove il linguaggio procede per incisi, mentre nel finale si sviluppa una ricca fantasia verbale. Se, almeno da noi, non si può ancora parlare di Dagerman come ‘mito’ (cfr. p. 33), è quasi certo che lo può diventare.

Recensione
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