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Narrativa. Per certi scrittori l’orrore è un dato virtuale, e fa parte del gioco; per Dagerman invece appartiene alla realtà. Nato ad Alvkarleby (Svezia) nel 1923 – cognome originario Jansson – col primo romanzo Il serpente diviene famoso. Muore suicida a Stoccolma il 5-XI-1954. Perché? L’esistenza per lui è solitudine, prima di tutto interiore (si sposerà due volte). Seguendo questo racconto (inedito in Italia) si percepisce una dimensione ove cose ed eventi sfuggono o ingannano. Un clima astratto, quindi, che nel particolare mostra una vita fittizia (es. episodio del giornale, p. 11): da qui si vede la grandezza dello scrittore, che perviene a un clima allucinatorio (p. 14). Le azioni, compra e vendita di uno strano ritratto, fanno parte di un mondo indecifrabile, nel quale si cerca invano di capire cosa c’è di vero, fino a perdere ogni specifica identità.

Recensione
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