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Mario e il suo doppio

Narrativa. Un romanzo da raccomandarsi particolarmente a lettori attenti, come peraltro ci avvisa una breve nota introduttiva, cioè non saltare subito alle conclusioni ma seguire l’ordine delle pagine. La forma, almeno apparente, è quella di un diario, nel quale però si inseriscono storie che sembrano procedere verso una ulteriore dimensione. Questa singolare struttura comunque permette di spaziare sotto il profilo narrativo in più direzioni, pur sempre nel cerchio completo o quasi di uno stile definito, e con la possibilità di differenti soluzioni.

C’è da chiedersi se i personaggi siano riferiti alla dualità del numero che ritroviamo come perfezione – vale a dire maschio-femmina, materia-spirito, tanto per fare due esempi, più tecnicamente nel sistema binario – oppure tali personaggi si adeguino a una realtà simbolica di cui è costellato il romanzo: ogni parola, segno o tratto va dunque interpretato, metodo applicabile in special modo al presente caso. C’è un brano che rievoca una favola coi suoi risvolti morali, ma anche la ricerca, se così possiamo dire, del linguaggio nelle sue varie accezioni e nell’uso strettamente individuale (idioletto) allorché l’autore scrive “soppesare la precisione di un vocabolo usato”. Certe relazioni letterarie sfuggono all’analisi, ma la lezione di anatomia permette di raffrontare P. Roth e, in quanto alla grande letteratura (Joyce), pare che proprio il romanzo di Giannini si vada a inserire in quel filone che richiede per l’appunto un maggior impegno.

Gli oggetti che spesso ispirano il decorso di una vicenda molteplice finiscono poi nella cassapanca. La chiave di conoscenza è rilevabile dal frammento ritrovato e fa comprendere la vastità di un cosmo linguistico che tocca i confini dell’inconoscibile.

Recensione
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