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Mentre piano risali il torrente

Poesia. Poemetto o carme in tredici parti o anche poesie singole: come la natura, pure la forma poetica a volte mostra varie sfaccettature. I versi di Borges citati in apertura del libro ci aprono uno scenario quasi metafisico percorso da simboli. Nella natura di Giordano l’impianto generale prevede senz’altro una linea descrittiva che individua la bellezza implicita in ciascun elemento, ma si traduce in sentimento del tempo, quel trascorrere cui ogni esistente è soggetto.

I versi procedono ‘sinuosi’ (prendiamo dall’autore questo aggettivo) e rivelano a ogni istante la loro identità per meglio fissare i princîpi che collegano l’osservatore al paesaggio che lo circonda. Ora, i XIII testi perseguono spesso un fine illustrativo ma riflesso come pensiero, proprio per via del senso umano che ne è l’origine. Quindi la natura si presenta come sfondo prospettico o insieme di figure – le piante vi trovano pieno rilievo – che permette di addentrarsi in una rete complessa di immagini correlate al ‘mistero’ rivelato per gradi fino alla sua logica conclusione. Nell’ultimo testo si nota il penetrare e poi risalire verso una ‘leggerezza’ (dell’essere: Kundera) in grado di sciogliere tutti i pesanti nodi della materia e spingere alla ricerca di una possibile eternità: nel carme i riferimenti sono difatti numerosi.

Le foto che accompagno i testi forniscono l’esempio di un ‘riporto’ dalla realtà non solo nelle ‘apparenze’, ancorché importanti quale dato figurativo, ma nella percezione che ognuno di noi rende singolari, e nello stesso modo le traduce dal particolare all’universale. L’onomatopea (VII) coglie perfettamente le relazioni che intercorrono fra l’io e il creato.

Recensione
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