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Poesia. Già in possesso di una produzione consistente, l’autore agisce con piena libertà di versificazione in questo ‘poema’ come viene definito, la cui struttura però è aperta, dando una certa indipendenza alle parti: a tratti quindi ‘narrativi’ se ne alternano altri ritmici.

È un procedere intenzionale, in cui si assiste non di rado al contrasto fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere, quindi con un significato etico. Di conseguenza le domande che il poeta pone rappresentano una indicazione, sia pure non obbligata: “per quali mari andiamo?” — evidente che la risposta potrebbe venire dallo stesso percorso. Se l’individuo non è certo di un eventuale futuro di cosa va in cerca? I mali della società vengono riconosciuti: ecco la riconferma di quel giudizio morale che nasce da una logica e fa della trasgressione a leggi di per sé ovvie il punto dolente: “ci ostiniamo | a profanare il mondo”.

Un’asserzione che, applicata quale principio, risolverebbe il dubbio. La storicità appare superflua, costituendosi nella stessa dimensione del linguaggio, e ugualmente la metafisica, da rilevare nel passaggio tra idea e scrittura. Per svariati motivi i versi mostrano a volte una veste ‘sontuosa’, segno dell’inesprimibile.

Recensione
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