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Metafisica del tempo e dell’amore

Poesia. Si tratta di una selezione di testi apparsi fra gli anni ottanta del secolo scorso e il 2017. Uno sguardo al lessico può dare alcune indicazioni di come uno stile evolve o muta a seconda della condizioni in cui si viene a trovare l’evento poetico, ma a volte siamo di fronte a ricuperi che acquistano un significato probante.

Per esempio, nella lirica Al tuo viso incontriamo il verso “e le mie labbra desianti” — un ottonario più raro avendo ritmo dattilico e un aggettivo desunto dal verbo nella direzione della poesia classica. Nell’Ave Maria questi caratteri si evidenziano col verso “spandeasi per il bruno aere” dove il verbo con sincope contiene una enclisi e la sonorità sdrucciola sembra correlata al sostantivo aere.

Questi appunti tecnici aprono ora lo spazio sul significato che la poetica di Nigro assume nel più ampio contesto, come dire che dal particolare si va all’universale. È una prerogativa del poeta riuscire a ‘descrivere’ (la parola in effetti risulta alquanto evocativa) l’impalpabile, quel regno spirituale che risiede nelle parole e nella loro interpretazione per così dire esterna.

Del resto il titolo rappresenta già un programma, poiché non solo il paesaggio introduce a una condizione psicologica della scrittura, ma proprio attraverso la eventuale denotazione dei versi anche l’elemento materiale si dissolve e acquista una sua realtà: “veloci nuvole passeggere rare a fine luglio”. Sì, il poeta guarda nel profondo, e sa distinguere tra l’immagine e il suo intimo riflesso.

Recensione
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