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Mistretta e Maria Messina: un legame secolare

Saggistica. Accade non di rado che autori pur dotati vengano alla luce molto tempo dopo la loro scomparsa, ma il caso di Maria Messina è alquanto singolare. Nata a Palermo nel 1887, morirà a Pistoia nel 1944. Il fatto non comune è che Mistretta le ha conferito, seppur postuma, la cittadinanza onoraria: la motivazione si deve al periodo, circa sei anni (1903-1909), che la scrittrice trascorse in questa città, anni che “bastarono a imprimerle nel cuore e nella fantasia quel tanto da ispirarle novelle e romanzi” (M. Freni).

A noi pare che quel periodo rivesta un’importanza capitale nella formazione letteraria della Messina, essendo gli anni in cui si sviluppano le capacità creative, perciò anche il luogo diventa stimolo per le opere future, in tutto diciassette libri. Si pensi a H. Melville e ai pochi anni in cui visse come marinaio, eppure fu tale la potenza del ricordo che realizzò capolavori come il Moby Dick. Questo perché si fissa nella memoria un tempo ‘mitico’ che poi la narrativa amplia e ricrea: una affinità quindi non da trascurare. Peraltro si deve dar atto alla città di Mistretta, e ovviamente alle sue istituzioni, di aver permesso tramite gli strumenti di cui dispone, tra cui un concorso, una maggiore conoscenza della produzione della nostra autrice, già segnalata da Leonardo Sciascia.

Le tre novelle, oltre che mostrare lo spaccato sociale e umano di una data epoca, contengono una indiscussa qualità letteraria, ma vorremmo indicare in particolare I doni della vita, un pezzo dove la scrittura, risalente al tempo della malattia (sclerosi multipla), diventa incisiva e percorsa da un sincero afflato religioso. Un ricco apparato fotografico completa il volume.

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