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Poesia. A p. 1 un caustico ‘pensiero’ di Céline (non possiamo dargli torto). Ma i testi di Coppola seguono un iter estremamente personale. Finalmente poesie diverse dal solito, di una cifra stilistica inconfondibile: a volte con asprezze, che indicano il linguaggio come presa diretta sulla realtà, ‘sfigurata’ alla F. Bacon, con ironia (Il dottore sano). Poesia anche ‘metafisica’ (Canta dopo un esame) o segnata da un’intelligenza creatrice che poco o nulla ha a che vedere con la consolazione lirica. Eppure, in una scrittura che tende a ergersi irta e penetrante, sussiste il fiore di una religiosità sentita e criticamente espressa (Scenderemo nella palude) — e persiste un sentore di classicità, di forma precisa per il lessico tagliente (Da naufragio a naufragio). Composizioni da leggere e rileggere, intrise di un’armonia inconsueta che non disdegna le dissonanze.

Recensione
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