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Noi volevamo nascere

Poesia. Distribuite come in un continuo ma separate in sezioni, le liriche scorrono realizzando un tutto unico con l’elemento unificante dello stile. Con pochi tratti ecco il tempo che fu: “Ma qui alla bassa | se passava in bicicletta” (p. 17) — l’autrice è nata a Parma, dove risiede. Quel ‘mondo antico’ era ricco di interiorità, “un paese profondo” (p. 18). Nella compattezza del linguaggio scintilla l’immagine: “Il suono delle campane tagliava gli spazi | con un brivido abbagliante” (p. 19). Già nel titolo c’è l’amore per la vita che è “non male | caro Leopardi” (p. 21). Questa fiducia permette di affrontare la crisi (parte II): i rapporti diventano più umani e prende rilievo la memoria (p. 31), in tal modo nulla va perduto. La sezione Viaggi ci affascina, e la contemplazione della natura ne fa parte e ci rasserena (pp. 39 e 45). In Tessere musive, da uno sfondo romantico e ideale (“io ero la dea senza volto” p. 48), si prepara la disillusione, svanisce la magia che era nell’amore, ma resta indelebile nella poesia.
Recensione
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