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Non oltrepassare la linea gialla

Narrativa. Articolato in quattordici parti, il testo procede per episodi a loro volta variabili. Le macchine assumono caratteri umani in una complessiva figura retorica nota come prosopopea o più comunemente personificazione. Se quindi l’aspetto si prefigura ‘fiabesco’, dal titolo, riferito all’annuncio che viene dato dagli altoparlanti delle stazioni ferroviarie, il giallo conserva la sua letteraria accezione. Vere e proprie favole o leggende però vengono inserite nei singoli capitoli. Per fare un esempio: il capitolo 11 (I nanetti del vino) introduce una “storia meravigliosa sul vino”, leggenda della Val d’Adige; tra l’altro vi appaiono Noè e i suoi figli; a ben pensarci i nanetti potrebbero veramente esistere nei “passi ritmati di antiche danze” che non sono il vino che ribolle nelle botti. Nel capitolo 3 si legge che “Ai più fa un certo effetto quando le cose inanimate parlano tra loro”, prendendo vita come ne L’enfant et les sortilèges (Colette-Ravel). Con questo ‘tutto possibile’ Mosi ha creato un’opera fantasiosa e multiforme in cui si alternano figure immaginarie e reali.

Recensione
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