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Saggistica. Saggi interpretativi di Luciano Benini Sforza, Elisabetta Brizio, Giorgio Linguaglossa e Matteo Veronesi, oltre a una nota (parziale) di Remo Pagnanelli. Ma la ricerca sulla scrittura di Ruffilli difficilmente si riduce all’unit: le varianti, di lingua e di idee, si moltiplicano, e si dovrebbe parlare di mise in abme (p. 43) a fronte di una leggerezza ‘stregata’ ma profonda, o, per ammissione del poeta, di assenza – anche dalla stessa parola – e di contraddizione. E tuttavia ci sono almeno due punti base tra significato e forma. I tre inediti in appendice (II) non fanno che confermarlo. In Cosa cosetta ‘Nulla, o poco, | destinato a diventare | come vorremmo | e ci pare’. dunque un continuo mutare del senso, del nostro senso? Si rincorre spesso l’impossibile a venir posseduto. La ‘tiritera’ di uno stile personalissimo nasconde in potenza ogni segno: ‘Specchio, ritratto | analogia, | prova | che c’, sotto, la cosa’ (ib.). Si pu anche fare parte d’un mistero che non c’.

Recensione
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