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Perché

Narrativa e poesia. Il libro è diviso in tre parti, le prime due in prosa e la terza in poesia. Narrativa da intendersi anzitutto come esperienza che parte dallo strumento fondamentale, la scrittura e il suo significato (Arte e vita).

È chiaro che l’avverbio introduce a eventuali domande, cui si cerca di dare risposta attraverso la parola. La Cronaca dal carcere quindi fa parte di un percorso, pur non conoscendo sino in fondo le cause e quale situazione risulti in effetti ricreata. Pare che certi casi siano ineluttabili: “Ho fatto quello che ho fatto ed è successo quello che è successo” (Detenuta).

Non sta certo alla critica indagare, ma piuttosto rilevare quanto determinate condizioni incidano sulle capacità di trasformare il semplice documento in poesia. Perciò l’ultima sezione sviluppa delle premesse e le traduce senza perdere la spinta istintiva ma correlando semmai i vari elementi per inserirli in una razionalità che potrebbe sfuggire a una analisi puramente formale.

Le immagini perciò si librano dove viene perso ogni impedimento e l’io si ritrova come figura speculare (Un’aquila vola sopra la casa di dio).

Recensione
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