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Poesia. Per quanto meno noto di Neruda, Vallejo (Santiago de Chuco, Perù 1892 - Parigi 1938) si svincola però dall’ardente immaginismo e, secondo una mistica rivoluzionaria che integra politica e religiosità, dà vita a una poesia anch’essa interagente fra la pagina colloquiale e un tessuto metaforico di straordinaria potenza: ‘ogni acino sanguinerà melodioso | come funebre sole’ (Braci, a Domingo Parra del Riego); ‘all’albero cristiano ho sospeso il mio nido’ (Pagana). Davvero è difficile spingersi più in là con una inventiva che tenga conto della realtà contingente: ‘il gran Mistero s’incunea in un’idea | ostile e ovoidale’ (Unità). Ma in prossimità della fine la sua scrittura si rarefà, conferendo ai traslati la dimensione metafisica: ‘La mia sembianza umana si volta | e congeda le sue ombre una ad una’ (Parigi, ottobre 1936).

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