Servizi
Contatti

Eventi


Pinocchio mio io

Teatro. Un atto unico con quattro personaggi: il Vecchio, Pinocchio (piuttosto riservato), la Fata e il Grillo. Sembra che il Vecchio – forse quello raffigurato a p. 9 – intenda ritrovare la propria gioventù, riferendosi al periodo bellico. Dai dialoghi escono ‘sentenze’ o asserzioni tra ironia e verità: “Talvolta pure gli anziani sognano ancora mirabilie” (Vecchio), con risposte pungenti. La giovinezza, si sa, fa parer bello ciò che non era, nel ricordo. Per dire che ora “Mai si è appagati del tutto” (ib. 24) né spensierati (ib. 27).

È questa pièce un eventuale interrogarsi sulla vita o la ricerca di un chiarimento, quando, col passare del tempo, la realtà o s’ingarbuglia o si semplifica. Il “sospetto che lo scopo della bellezza è d’ingannare” (ib. 45) risulta fondato: oppure ci inganniamo da soli. Sempre sapido e tenuto su un tono ‘ironicamente’ alto, il linguaggio diviene parte costitutiva del significato. Un vocabolo come mentula (Grillo) è un latinismo che in italiano assume anche l’accezione di un tipo di pesce che sta attaccato allo scoglio, un po’ come i vecchi che restano abbarbicati a una stagione perduta.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza