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Prefazione a
La trasparenza dell'ombra
di Giovanni Sato

la Scheda del libro

Luciano Nanni

I. Del soggetto

Se in precedenza il poeta aveva privilegiato la luce, anche per una quasi connaturata fisicità, ora, attraverso la percezione, il tema dell’ombra viene espresso in ogni sua sfumatura come soggetto che stimola l’ispirazione e la conduce alle soglie di una sempre più raffinata resa stilistica.

L’ombra ha in ogni epoca suggestionato gli artisti: la sua molteplicità e la proprietà di rivelarsi in aspetti diversi la dividono dall’oscurità, pur divenendo parte di un dualismo insito nella stessa natura — anzi, secondo certe credenze è una seconda persona, pur restando unita al corpo che la genera, e a volte si produce con segno negativo, ma non di rado quale elemento di difesa o di rifugio: ‘proteggimi all’ombra delle tue ali’ (Salmi, 17:8); e sono i poeti ad accorgersi di questa polivalenza di significati: ‘il sogno è l’infinita ombra del Vero’ scrive il Pascoli (Alexandros II,10); ma, più vicina a un’indagine psicologica, J. Hillman ne individua le relazioni appunto col sogno, altro elemento che ricorre nella presente silloge.

Sato riporta su un piano ulteriore la sua ‘ricerca’ poetica, svelando le infinite possibilità – di senso, di figura e simbolo – che l’ombra contiene; si potrebbe unire a ogni passo in cui è citata (in gran parte dei testi) la sua specifica identità. Può essere descrittiva: ‘Vallate con zone d’ombra | e chiarità di suoni’ (Un altro tempo viene); o riferirsi a valori sinestetici (Suono d’Ombra); o avere in sé un dato creativo (Nel fronte della luce); o conferire una prospettiva ingannevole (L’altra Ombra); o, infine, divenire traslato (La città). Sciogliendosi dal , l’ombra torna al suo stato originario, per la vicinanza dell’albero o delle cose; ma se essa manca è preavviso di assenza corporea, poi riflesso dell’anima, così gli Specchi senz’ombra, o il giardino; digressione necessaria sullo specchio, con le sue intime implicazioni del momento fugace e illusorio; e il giardino, luogo altro che rinvia alla spiritualità entro cui cogliere il proprio percorso interiore.

Come si vede in simile rifrangersi di idee e immagini, sovente con un contenuto filosofico o metafisico, sta il carattere di una poetica di cui la critica evidenzia la mobilità, il continuo trasmutare della parola originata da un principio unitario; per quanto svincolata dall’oggetto, induce mutazioni, spazi di alterità che la materia non conosce. Né l’ombra potrebbe sussistere senza la luce, che troviamo in più di un caso fusa in una coesione semantica; essa è, come scrive il poeta, ‘sorella della luce’ (All’Ombra).

II. Dal pensiero alla forma

Sui meccanismi di come la psiche è in grado di creare, sia pure costruzioni mentali o virtuali, non c’è ancora un’univoca risposta, tanto le possibilità risultano estese, praticamente innumerevoli. Certo è che vari elementi, quasi procedendo da un segreto universo, riescono a costituirsi secondo leggi tecnico-esecutive in un prodotto (qualsiasi esito è un prodotto) da esplicare sopra le cognizioni linguistiche, e quindi in parte lessicalmente, da cui far scaturire straordinarie invenzioni. I dati informativi, posti a un livello soggettivo, si piegano alla volontà, perfino non conscia, per determinare quel microcosmo che ogni singola poesia rappresenta. Nel linguaggio di Sato scorgiamo reminiscenze classiche, quali il verbo vanire, vocaboli correlati alla fisica (luminanze), arcaismi o latinismi (ruine o percepti), fino a parole ideate ad hoc che condensano il senso, per esempio sospesità. Si arriva in tal modo a una ‘costruzione’ che incide nel contesto tradizionale: la diastole (‘la mia meta è la metà’), il chiasmo (‘custode angelo | suo angelo custode’), l’univerbazione (ombreluci), l’anafora (È tempo) e, per auto-referenza, l’apax (Oltre il bianco il nero); sono comunque casi ‘al limite’ ma non secondari. Se poi si analizzano gli aspetti formali e fonetici incontriamo regolari strutture metriche: il quinario (Angelo), il settenario (Incroci), l’ottonario (L’ombra del pensiero) e altre, ma anche versi più estesi entro cui affiorano i cosiddetti versi-ombra (siamo in tema): ‘ma con lame di luce che tagliano il giorno’ (Per me il frammento è già un vasto mare) è un verso che ‘nasconde’ un doppio senario. In sostanza l’autore ci dice che, in genere, sono ‘versi che trattengono la rima’ (Sveglio le tue luci) in virtù di una sensibile vena ritmica. Varia è infine la disposizione delle strofe: dal verso isolato (monostico) a più compatti gruppi versali. Questa è solo una frazione della ricchezza – testuale e immaginifica – contenuta nelle liriche, per ognuna delle quali andrebbe operata una lunga e articolata esegesi.

III. Dalla voce alla visione

La valutazione estetica spesso incontra difficoltà nell’indicare quei punti che comunemente si considerano poesia, concetto quanto mai flessibile, che va dalla poiesis del fare alla inventio nel senso più alto; ma la recettività del poeta perviene ad alcune certezze che rispettano le proporzioni di musicalità e movimento; tali principi sono evidenti in Quale tenebra, ove si realizza il rapporto fra verso, descrizione e idea. Ne esce quel sentimento ineffabile che si coglie in Incipit, attraverso impressioni variabili. In Oltre l’Ombra l’individuo intravede una trascendenza inconcepibile o non compresa dagli strumenti di cui disponiamo: è il fremito intraducibile che l’ignoto ci trasmette.

Lo stile di Sato assume peraltro un significato globale le cui risonanze si prolungano nel tempo; L’altra Ombra introduce nello spirito inquieti profili, e la fede religiosa presente sebbene non esplicita si dispone a un’eternità fuori da ogni vincolo transeunte, aspirazione ad altri spazi che ritroviamo ne L’attesa, indubbiamente uno dei testi in cui si concentrano notevoli energie, delineate però su un piano che trattiene le potenzialità in una sfera armoniosa, utilizzando quei segnali eidetici che seguono il flusso del tempo-parola e lo riverberano con lucida coscienza. Di fronte a una seriosità concettuale e impegnata è da citare la lirica L’ape ronzante per la sua eleganza di stampo quasi metastasiano.

La forma poetante nel captare i momenti fuggevoli dell’essere prefigura con l’intuizione e smaterializza il dato oggettivo in un gioco di affinità, rimandi e occulte presenze; esemplare la lirica Specchi d’ombra; qui si concentra un pensiero interiorizzato: è il ‘disegno’ di esistenze che trascorrono praticamente anonime, lasciando ipotetiche tracce.

Pur esulando dalla mia competenza specifica è almeno d’obbligo notare che le foto espongono ovviamente alcune indicazioni del testo poetico: gli artisti hanno risposto in modo adeguato e secondo esiti assai personali, talora con efficaci mixage di contorni in cui le figure si intravedono, e realizzando degli unicum; quale punto d’inizio sempre la parole che esplora non esclusivamente per sé ma in altre forme le facoltà innate dell’io. Un rapporto quindi tra foto e poesia che è l’esempio di come la interazione sia nel contempo decifrazione con valenze figurative (la fotografia è un’arte). Le liriche di Sato sono in grado di sollecitare creatività in termini di visione; può trattarsi di un fenomeno reale, perfino paesaggistico, o di una trasfigurazione che trova la sua ragion d’essere nella scrittura, avvicinando aree culturali diverse con assoluta libertà e quei valori, umani e sociali, che ogni opera d’arte suggerisce.

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