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Prima della luce

Poesia. Quel nitore che contraddistingue le pubblicazioni dell’editore sembra riflettersi in maniera positiva o comunque concomitante al contenuto, da intendersi stile e significato: le citazioni da Gottfried Benn sembrano indicarci una traccia, senza tuttavia sviare dalla sostanza dei testi, i quali perseguono un loro percorso identitario.

È condivisibile l’idea del prefatore per cui la poesia non richiede spiegazioni: in effetti, ciò che se ne dice è un riverbero e non intacca la parola poetica nella sua purezza, a volte solitaria, altre volte capace di esternare risonanze, momenti di tensione lirica, benché stricto sensu, non ce la sentiamo di definire lirica in toto questo tipo di poesia, poiché appartiene solo all’autrice, indipendentemente dall’impatto che potrebbe creare in chi legge. Se c’è una parte di realtà, essa viene per lo più assorbita da un tessuto verbale la cui continuità sposta l’asse del tema e talora lo annulla, in una specie di fluida consapevolezza linguistica.

A ogni passo, intendi verso, si potrebbero trarre riflessioni che coinvolgono la sfera esistenziale e sembrano metterci sull’avviso di come non sempre ciò che si vede è ciò che è: quella “infida matrigna memoria” dunque potrebbe indurci in inganno, se non in tentazione. Lo stile della Giani si avvolge in sé, mandando a tratti spiragli di luce all’esterno, e acquista una penetrante coscienza che permette di cogliere la sostanza onnicomprensiva di ciascun elemento della scrittura. La beltà si affaccia sull’orlo delle parole, per convincersi sia sufficiente il passo “l’acqua produce immagini, come sognando” — anche non volendo lo specchio della stessa composizione ci rimanda i segnali dall’immaginario e ricordi che, non dimentichiamolo, contengono il riprodursi di remote figure “e campi cerei lungo il tracciato d’un canale vuoto”.

Recensione
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