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Prima o poi (2007 - 2013)

Poesia. In una libertà formale a sfondo ‘narrativo’ l’originalità dell’autrice la si rileva già dall’aggettivazione: “Luce stopposa” (p. 14), che poi si trasferisce nella similitudine: “Una luce tenue, da albume” (p. 46). A volte, con pochi tratti, si delinea il soggetto, come in (1950, Milano): “Muri umidi e ombre”. Con esempi di poesia alta, in particolare (per Elda), di una continuità esemplare. Né mancano certe sottigliezze semantiche: “rósa e | rosa cadde” (p. 27), o allitterative: “A mio parere, linguaggi, lungaggini” (II, p. 60). Non diminuisce la tensione creativa quando viene scelto l’argomento sociale: densità espressiva del testo a p. 39. E non certo filosofia spicciola il “Credere o non credere” (p. 40): il dilemma è ancor più terribile se si scopre che “Imbroglio. È questo il senso, la conclusione” (p. 67). C’è veramente da sperare che la poesia sia in grado di restituirci almeno una verità.

Recensione
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