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Quaderni di un terrorista

Narrativa. L’autore ha vissuto gli anni della strategia della tensione e quindi ne parla a ragion veduta. In una nota si scrive che questo è un “sedicente diario” di cui conserva alcuni caratteri poi sviluppati in veri e propri quaderni. Si parla spesso della banalità del male, ma non altrettanto a proposito del terrorismo che, a confronto del male in quanto tale, si prefigge uno scopo.

Seguire quindi il decorso umano e psicologico del terrorista ci illumina sulle pieghe più riposte di una individualità che considera più l’ideale che il principio etico. Vi appare dunque un certo rovello intellettuale, che non evita talune critiche sebbene dall’interno, ma talvolta prende coscienza dell’atto nei suoi esiti nefasti. Quando un’ideologia si estremizza avviene quella “confusione di ruoli” che finisce per ridurre a zero qualsiasi scelta. Il terrorismo diventa allora un “meccanismo tragico” che viene manipolato per scopi diversi da quelli creduti.

Un diario romanzo con date e ampi spazi tra il 1968 e il 1993. “Non c’è dolore che il tempo non guarisca” afferma il protagonista, ma in ogni caso la memoria non deve venir disattesa: ecco la valenza di un libro che alla fine rivela la sua funzione.

Recensione
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