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Quartine e altre poesie

Poesia. La scelta di una forma piuttosto stringata – anche se non con le limitazioni di un haiku – permette all’autore di compiere nel giro di quattro endecasillabi un tema che si realizza in intima comunione. Affrontando le quartine sotto il profilo tecnico va notata la rima: ora baciata, ora incrociata, ora alternata, raramente tronca e, al limite, identica. I numerosi soggetti inducono quindi alla riflessione, prima ancora di aver rilevata la loro qualità linguistica e creativa. Non si vorrebbe mai percepire sino in fondo la precarietà delle cose umane, quei castelli in aria fatti sulla sabbia, il che sembrerebbero rendere inutili gli sforzi di erigere costruzioni o scrivere poesie, per finire poi dispersi gli uni e le altre nel tempo.

Quando l’autore afferma che la verità è bellezza luminosa, si potrebbe perfino capovolgere il dato espressivo, cioè che “la bellezza è verità luminosa”. Cosa dedurne, allora? che le parole agiscono in diverse direzioni e possono sfuggire a uno stretto controllo? Tuttavia non tutte le quartine impongono un esito serioso, ma si spingono all’idillio, in cui l’eleganza domina e per molti versi diventa il segnale di una poetica nel solco della tradizione, di quella già citata bellezza che solo la parola con i suoi sottintesi riesce a trasmettere. Forse ci sostiene il senso finale e complessivo di una raccolta esemplare nel suo costituirsi o disporsi, per esempio la luce, che il poeta inserisce in modo talora impalpabile quale essa è. In una lettera d’archivio [1970] Sauro Damiani scriveva per porre in risalto la scelta interiore: “L’uomo è accerchiato dal caso, che è il Maligno”. Parlarne oggi è un evento fortunato se nessuna incidenza spirituale ha mutato la sostanza del messaggio.

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