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Racconti e memorie di isole e mari

Narrativa. Una delle qualità davvero peculiari di un autore è di far credere vera la fantasia e viceversa. Non si poteva trovare ambiente più idoneo del mare e delle isole. Perché anche nei racconti di vecchi marinai – ogni autentico marinaio di antico stampo è superstizioso – si infiltra non solo qualcosa di impalpabile e leggendario, ma anche poetico.

Ora, se un racconto come La mattanza può apparire reale, una volta trasferito sulla pagina contiene in sé un quid che sfugge, a meno che da smaliziati lettori si cerchi di vedere oltre la scrittura. Certe presenze inquietanti (Il faro) se appartengono a una narrativa tipica in senso classico, trovano qui una loro vita autonoma, un oscuro splendore che non lascia la presa. Non può essere altrimenti che il mistero confini con l’amore e con quel mondo arcano che è lo spirito femminile (Autunno sull’isola) per rivolgersi poi a un regno ideale situato nell’immaginazione sino a renderla viva.

Quanto detto sarebbe inutile se non ci soccorresse lo stile preciso nel dettaglio ma vago nell’essenza, è questo l’elemento che distingue uno scrittore, saper equilibrare forma ed eleganza verbale con una dimensione situata oltre la quotidianità, ma che a quella sembra appartenere: tale dote Pierfederici la possiede al massimo grado, poiché riesce a donarci momenti che ci avvolgono nella loro aura enigmatica e profonda.

Recensione
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