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Saggistica. Alla vastissima opera della Izzi Rufo – in ogni campo: poesia, narrativa e saggistica – si aggiunge ora un aureo volumetto che fornisce informazioni sul dialetto di Scapoli (Isernia), paese natale dell’autrice. Dopo una poesia che descrive i luoghi con icastica perfezione, si entra nel soggetto, cioè il vernacolo — e qui notiamo l’adstrato, vale a dire la contiguità linguistica dei dialetti di area centro-settentrionale. Quindi suoni onomatopeici, proverbi, anatemi o benedizioni, soprannomi, frasi usuali. Poi i vocaboli, che in diversi casi potrebbero collegarsi alla lingua italiana, per esempio la lota (fango) >loto, o salminte (rami di vite scartati) > sarmenti; mentre altri, almeno per noi, sono di difficile etimologia, come vicche (tacchino). Non manca l’umorismo: una barzellette delle tante che si raccontano su Scapoli. Leggendo questo libro ci si sente più vicini a usi e costumi che sono parte di un comune patrimonio culturale.

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