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Se vivere è un camminare leggero

Poesia. Francesco Piazza, poeta e pittore, è nato a Venezia nel 1931 ed è morto a Treviso nel 2007: ricorrono dunque dieci anni dalla sua scomparsa. Si chiede il prefatore se questi versi aggiungono qualcosa a una produzione che dalla contemporaneità sta entrando nella storia.

A nostro avviso sono importanti, in particolare quei testi, ritrovati in diverso stato di compiutezza, che risalgono agli anni di ‘apprendistato’ cioè il 1954 e seguenti. Fin dal primo testo (Come agile zampa di cervo) si riconosce già una scrittura elegante, equilibrata e ricca di inventio, ancorché trattenuta all’interno di una misura che potremmo definire classica. Due versi certificano una qualità indubitabile: “Anima fatta di vetro, | filata con seta d’oro”. C’è un sentimento della bellezza rivelata nella parola che il tempo non può estinguere: “Grazie per quella tua voce | che sa di pallide estati | e brilla come sorgente”. Non si creda però che quella leggerezza profilata dal titolo manchi di profondità: quando spunta la metafora lo scavo diviene profondo: “Come di morti padroni, | o lepre selvaggia e sola | è chi mi vive dentro | alla mia carne d’uomo”.

Se si pensa che all’epoca il poeta aveva ventiquattro anni, è quasi incredibile la maturità dello stile, che si manterrà pur con varianti nel tempo, sino al fatale 1995 quando Piazza venne colpito da un ictus. Ma sussiste anche la coscienza del vero artista che conosce i suoi limiti, e tuttavia li supera in un potente slancio creativo: “Le frasi che sgorgano a gocce | sature e gonfie di intenti” (1956).

Recensione
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