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Segreti casentini ed oltre a primavera

Poesia. Le diciassette liriche introdotte da un puntuale saggio di P. Fabrini si riferiscono al paesaggio del Casentino, vallata in cui scorre la prima parte dell’Arno. L’ispirazione dell’autrice trae linfa dalla natura, ma non si ferma a un semplice descrittivismo, cercando semmai di capire il senso: “E il vuoto opaco | d’aridi calanchi” (Trame d’armonia) o di suggerire con leggerezza di tono ciò che riflette la parola: “Lieve primavera | in voci svelata” (Fragile magia).

La trascendenza si coglie nell’attimo della visione: “Noi da magia confusi | da mistico stupore accesi” (Terra di nuvole). La prima strofa di E altri stupori contiene versi di rara bellezza: “Radici sfinite | e arborea memoria | ancora presente | in isole d’oro-foglie | estreme reliquie d’autunno”. Idea di un’eternità che il flauto evoca come “antica voce” (cfr. A. Schaeffner). Forse esiste veramente una memoria universale, un “Principio ispiratore”.

Recensione
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