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Sei il nulla nelle rime

Poesia. Pochi sono i dati dell’autore riportati in quarta di copertina. È nato a Bari nel 1978. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Fisica all’Università di Amsterdam. Attualmente è professore di Fisica e Chimica in un liceo di Ginevra, dove vive con la moglie e due figli. Quindi questa sembra essere la sua opera d’esordio.

Ci si deve perciò attenere alle composizioni che costituiscono la silloge. Verrebbe da pensare che i testi siano ‘tecnici’, anche per un anacoluto che incontriamo nella lirica La colpa, ma i caratteri generali si rivolgono piuttosto a un mondo che subisce un processo di decifrazione. Come rivolti a un soggetto che solo l’attenta lettura può definire, sapendo che in genere i poeti scrivono per una necessità intimistica, l’autore fa divenire oggettivi i pensieri, talvolta senza alcuna mediazione linguistica: un pregio che avvicina di più al significato complessivo del libro, sebbene nello stesso titolo, desunto da Quello che non ho, resti una traccia criptica, quasi gestuale.

A ben guardare, si cerca una via di fuga e nello stesso tempo di ritorno, il ritorno di ciò che si era perduto e che la memoria tenta di riprodurre. Anche nei brani della seconda sezione (Due occhi) l’identità poetica si manifesta tra le righe. Realtà e pensieri finiscono per divenire una zona accessibile solo a chi riesca a penetrarne il senso. Le Lettere – quarta parte del volume – sono emblematiche: le riteniamo messaggi per provare quale spirito animi il rapporto tra l’io e il mondo, ma sempre ogni considerazione trova la controparte e ciascuno deve percepirlo attraverso la propria sensibilità.

Recensione
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