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Siamo sopravvissuti a un altro inverno

 

Poesia. Come un elemento duttile, il linguaggio si piega a ogni idea o figura – da cui può venire interpretato – che la fantasia produce. Kerouac insegna, ma qui tende a dissolversi in un’area creativa che è già oltre la metafora.
Che una struttura esista, e dotata di unità costruttiva ancor prima che semantica, ce lo dicono i quattro Atti più Prologo ed Epilogo, in effetti un risveglio, forse da una rêverie. Ogni parola si insegue per vie che diciamo sotterranee, se non misteriose: “Anemoni supini collassano in un arcobaleno superfluo” (Pugili), e la scrittura ‘desidera’ sfuggire a eventuali controlli (Sulle labbra). La ricerca quindi si propone: “Oh, ma incontreremo ancora termini sconosciuti” (Stagioni). Se mai ci fu un testo ‘terribile’ è Aspettando i corvi: ma la bellezza non finisce per questo, si tenta comunque di “ricucire immagini sparpagliate” (Miopia sentimentale).
Alla fine il pericolo esiste, lo certifica la significativa terzina che chiude Marlin. In un mondo – anche linguistico – cangiante, pare che l’unica àncora di salvezza sia il non-senso.

Recensione
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