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Poesia. Di primo acchito verrebbe da definire tipograficamente ‘ariosa’ la poesia di D’Agostino. Poi, con la lettura, emergono l’eleganza, la misura, la beltà del verso, fin dal primo: ‘Il fiume, il respiro, l’onda, il sogno!’ Da Mallarmé a Debussy per un’affinità, ma anche per una diversità. Sono undici parti (la VII divisa in due) in cui s’intrecciano il mito e la fantasia, la parola e il senso. Musicalità, purezza di immagini: ‘potrà racchiudere la perla del viaggio’ o ‘di mondi e segni e pietre sepolcrali’ (II. Sensazione notturna). Molti sarebbero i passi da citare. Questa è un’opera prima. Qualcuno dirà: troppo lirica? Ma chi, come noi, ama la precisione dello stile, il suo intimo splendore o la sua umbratile profondità, all’interno di un’armoniosa proporzione, ritiene che l’autore abbia esordito in campo poetico nel migliori dei modi.

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