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Ta-pum.
Lettere dal fronte.

Contributo Morubiano nella Grande Guerra

Saggistica. Quest’opera, già presentata in diverse occasioni, vede ora la luce in ristampa anastatica. È un contributo fondamentale per la storiografia sulla Grande Guerra, riferito a San Pietro di Morubio (Verona), e rispecchia in profondità la tragedia di un conflitto costato milioni di morti e infinite sofferenze alle popolazioni.

Opera organica, poiché divisa in sezioni conseguenti, tra cui una cronologia storica degli eventi bellici, le lettere dal fronte (parte I), il diario inedito di Giuseppe Maestrello (parte II), altre testimonianze (parte III). Inoltre, canzoni di guerra (pp. 401-405), bibliografia e tre indici: nomi di persona, luoghi, ospedali e luoghi di soccorso. È sulle lettere dei combattenti, a volte di familiari e parenti, che si appunta l’interesse non solo dello studioso di storia, ma anche di linguistica.

Le lettere sono state trascritte, da originali non sempre di facile interpretazione, con precisione encomiabile, direi filologica, e con la descrizione del supporto cartaceo, specialmente cartoline postali. Due esempi da cui trarre spunto per successivi esami. Il primo ci viene da Angelo Giarola, soldato di 1a categoria, classe 1886, morto in prigionia il 20-V-1918 (dal foglio matricolare). Scrive il 27-IX-1915 con matita copiativa: “Saluti e baci a mii Cari Banbini, bacili per conto mio pin fate copare unanara e mangede untoco”. L’altro esempio ce lo fornisce il padre di Antonio Tognella (classe 1891, decorato della croce al merito di guerra): “ogi 4:3:17 | Carissimo filio col giorno 3 o ricevuto la tua cartolina con piacere o sentio che godi salute e chosi ti posso assichurare anche di me”.

Si può osservare come in soggetti non proprio analfabeti viene sentita la lingua italiana, nei due casi con influsso della lingua veneta. Da notare l’uso del ch (chosi, assichurare) e le univerbazioni (unanara, untoco). Ma nella sostanza cosa ci dicono questi scritti? Essi sono la testimonianza di un’umanità i cui pensieri si rivolgono essenzialmente alla famiglia, alla propria terra, al lavoro, alla fede. Ogni cosa stroncata dalla guerra. Pagine toccanti, di vite spesso senza futuro, di persone semplici i cui valori sono un monito per il presente e per le generazioni che verranno.

Recensione
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