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Ti chiedo perdono di essere nato

Associazione Culturale “La Luna”

Note e appunti. Quando un poeta è del calibro d’un Luzi, anche piccoli frammenti, note marginali o semplici appunti acquistano valore. Questi brevi lavori, inediti o rari, vedono la luce grazie all’autorizzazione del figlio, Gianni Luzi. Il primo pezzo che dà il titolo alla raccolta sembra proprio una nota estemporanea, ma già in poche righe testimonia di un elevato spessore linguistico. Quello che porta il titolo 13 marzo 1993 si riferisce al padre del poeta: i file sono rubricati come Due brani in prosa e datati 30 maggio 1997.

Fanno seguito quattro righe sul razzismo, frase inviata al regista e attore Pino Petruzzelli. Pure in file il testo Tram a Firenze, osservazioni interessanti di un aspetto della quotidianità. Più articolato il testo Il lutto cristiano (file del 1° giugno 1997) con una asserzione sul fatto che per i cristiani la morte di Gesù rappresenta il punto più alto di condivisione: anche qui il lessico riveste un carattere personale. Alla stessa data va ascritto il brano Semplicità e meraviglia, diversi modi di vedere un luogo artistico. Improntato invece a una scrittura assai particolare, anche per il soggetto, La sedia curule, file del 26 settembre 1997. Con Solitudine il poeta affronta un tema che la vecchiaia certamente amplia, se non predilige: “Avere coscienza della solitudine accresce la solitudine.” In effetti il concetto deve essere spostato sul piano creativo, dove nessuno, che pur abbia coscienza, è mai solo.

Nel file del 15 dicembre 1999 Luzi sintetizza in modo direi sostanziale gli anni quaranta del secolo scorso. C’è qui una osservazione che colpisce per la sua profondità di analisi, allorché dal balcone Mussolini annuncia il 10 giugno 1940 l’entrata in guerra dell’Italia: “l’oceano della folla c’è, ma l’entusiasmo manca come nell’oratore manca la convinzione” — con tutto quel che ne consegue. Poetry Day Delfi 2001 si trova in un file del 26 marzo 2001, il cui giudizio si muove equamente fra positivo e negativo, rilevando che “il fondamento della religio non è la certezza di un credo ma il poterne manifestare il bisogno o il desiderio”; probabilmente la poesia che nasce dall’intimo non necessita di certe esternazioni.

Come si vede la proposta di questi pur ridotti lavori, ma non meno importanti per il loro significato, ci danno una ulteriore misura di Luzi come poeta e come uomo.

Recensione
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