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Saggistica. Ancor oggi, per assonanza (o rima finale), i non addetti ai lavori confondono Manet e Monet. Dagli appunti di Manet, a volte pungenti: ‘Chi è questo Monet, con un nome che sembra il mio’ (p. 4) si chiede il nostro artista (Parigi 1832 - ivi 1883), ma poi esprime ammirazione per il suo quasi omonimo: ‘Non riuscirò mai a dipingere nulla di simile’ (p. 21). Ad ogni modo c’è un senso in questo: il clima artistico del periodo, anche se Monet, nato otto anni dopo Manet, gli sopravvivrà per più di quarant’anni. Le idee di Manet sembrano chiare: dipingere ciò che si vede — ma come vede o crede di vedere? Nella risposta sta la chiave di una pittura che, pur esemplata nella bellezza figurativa, procede verso ulteriori ‘visioni’. Afferma ancora: ‘La passione per la simmetria è la piaga del nostro tempo’ (p. 11). Che avrebbe detto di fronte a certe opere di Mondrian? Una sua asserzione condivisibile: ‘In natura non c’è simmetria’.

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