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Uccelli per cento poeti

Saggistica. Nelle credenze popolari e nella simbologia l’uccello gode di una vasta gamma di significati, sia positivi che negativi: dire “uccello del malaugurio” è dimostrazione di quest’ultima ‘ipotesi’. I poeti qui riportati, noti e meno noti, scendono anche nello specifico, e quindi abbiamo il cuculo, che ha generato onomatopee musicali (Pasquini), la rondine, che suscita un proverbio, la solitudine del passero (Leopardi), ma in genere il cinguettio di uccelli produce un effetto gradevole: “odo augelli far festa”. A volte si assiste a un singolare rapporto tra gli uccelli e i cacciatori.

Se prendiamo l’usignolo, oltre a essere come parola un caso di deglutinazione, viene considerato cantore dell’amore, con varianti linguistiche, come rosignolo, passato dal provenzale. In altri casi un determinato uccello diviene emblematico, ad esempio l’albatro in Baudelaire. Più raro invece il caprimulgo, caro a Lovecraft e in questa raccolta riferito a Thoreau. Ugualmente dicasi dei balestrucci (D’Annunzio), e ci sovviene il verso “Dei balestrucci giocondi nel lor volo” (Bongiovanni), a confermare il sentimento gioioso che può ispirare la visione di certi volatili.

Lo stesso autore è presente con i gabbiani e con tre poesie, l’ultima – la cui musicalità si fonda su endecasillabi e settenari – dedicata al pettirosso e forse memore di una leggenda.

Recensione
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