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Un infinito istante

Poesia. La brevitas, come sigla di uno stile, si oppone in un certo senso all’eccessiva espansione del testo, che qui noi chiameremo formante per la peculiarità che lo distingue. Ma la sintesi va oltre a ciò che ci è dato leggere, un pensiero compiuto o una ipotesi descrittiva che stimola l’immaginazione senza farla debordare dal messaggio, per altro chiarissimo.

Come struttura la raccolta è divisa in quattro parti disposte in ordine cronologico: la poesie più recenti risalgono al 2015. Questo permette di seguire le variazioni, il dato che si rinnova, per avere coscienza di ogni ‘riflessione’, talvolta aforisma, tendenzialmente nella sfera creativa più ardua, quella concettuale. Benché il nitore della scrittura imponga quasi la certezza dei ‘contorni’, si percepisce in fondo “solo una vaga eco” (p. 37): è una delle facce del dettato poetico. La fede di Salmoiraghi sembra risiedere nel dubbio, forse “negazione” (p. 43) o un affidarsi all’inconoscibile, alla “non differenza” tra l’uno e l’altro stato, essere o non essere. Si dovrebbe parlare di intelligenza, capire cioè la soglia del mistero: “Se tutto ha una fine, | con cosa mai confina?” (p. 83).

Nell’ossimoro del titolo l’eventuale chiave per interpretare forma e contenuto.

Recensione
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