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Una piccola commedia esistenziale

 

Poesia. Nella sua introduzione l’autore scrive di “semplici, essenziali poesie”. Certamente, ma a volte l’apparenza inganna poiché le liriche anepigrafe non sono completamente semplici (cfr. anche p. 21 v. 13), sia per la struttura, in cui emerge l’endecasillabo, sia per i contenuti, profondi, ma realizzati con ammirevole ‘leggerezza’ di scrittura. Quando, per esempio, l’esistenza o l’assenza “si conclude in forma di un’ellisse” (p. 11). Il retroterra è classico, ma rinnovato da un’eleganza non facilmente reperibile nell’attuale contesto letterario: “e al murmure del vento nell’aurora” (p. 13). In più di caso (si noti che per l’autore in queste sue poesie il caso non esiste) la parola, pur attraverso le immagini si dispiega in una bellezza tutta spirituale: “il fraseggiare | del mistico usignolo in seno al verde” (p. 16). Spirito od ombra dell’essere? (p. 18). Ma in fondo che importa quando con le parole si riesce a creare affascinanti figure, irreali od oggettive che siano? cfr. p. 26. Se il mondo dei sensi e del pensiero è mutevole “come una nube” (cfr. p. 32) un solo tratto illumina: “selva | di limpido smeraldo” (p. 33). Per elezione poi la rosa, simbolo mistico, appare sovente come essenza di ciò che suggestivo passa lasciando un indelebile ricordo.

Recensione
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