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‘Una piccola voce’

 

Epistolario. La pur breve vita di Etty (Esther) Hillesum (1914-1943) ci porta – attraverso una missiva spedita il 24 agosto 1943 (tre mesi prima di morire) dal campo di smistamento di Westerbork – una testimonianza da non dimenticare. È l’anticamera dell’inferno, prima di venir avviati ai campi di sterminio: “Niente mi ha mai spaventato come questi volti” (p. 3) cioè i volti degli aguzzini. E più avanti: “Che cosa sta succedendo qui, in quale misterioso e terribile meccanismo siamo caduti?” (p. 6) cioè nel perverso progetto di genocidio. È proprio nei volti che si coglie il segno indelebile di ciascuno, come quello di Kurt Schlesinger, un ebreo capo dei servizi del campo, l’uomo più temuto e odiato, divenuto ormai come i suoi padroni. O la figura di Albert Gemmeker – il “gentiluomo” comandante del campo – che ha per amante un “demonio” come Elisabeth Mullender moglie di un ufficiale delle SS. Di chi la colpa? Certamente da una brama di dominio che sconfina con la follia e mette in luce i vari comportamenti di fronte a situazioni estreme. Purtroppo l’essere umano ha la memoria corta e non impara dai suoi errori ed orrori.

Recensione
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