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Valichi

Poesia. Non è facile risolvere in poesia la dicotomia tecnica ed estetica e probabilmente un tentativo è percorribile con la parole intesa quale atto creativo secondo una critica neutra: del resto i Valichi prevedono testi in prosa dove la poeticità traspare, es. a p. 73. L’assenza di titoli ci dice di un tessuto linguistico ‘atonale’: se il centro ‘tonale’ è perduto, si procede con l’acquisizione di oggetti della quotidianità per interpretare e conoscere. Tale conoscenza però prevede un punto di non ritorno: “a noi gli ignari di sempre” (p. 16) e il parallelo si propone con i due versi finali: “Acqua antichissima | che scompare e riaffiora quando vuole” (ib.).

Il problema quindi è di porsi di fronte alla parola, che è realtà in altra forma, e capire (p. 43), anche se la consapevolezza è ardua (p. 31). Non si pensi che in Parrini la scrittura sia priva di immagini, tutt’altro: “tanto che la cometa al vetro dava una luce stranissima” (p. 68), ma l’aspetto figurativo è subordinato alla ricerca di un senso: di qui la promiscuità formale, che è segno di un tempo nuovo.

Recensione
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