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Veramente quest’uomo

Poesia. Nel tempo l’idea libro si è modificata formalmente, ma rimane pressoché uguale nella sua forma interiore. Ne consegue che dai rotoli antichi, o addirittura iscrizioni su pietra, si passa all’informatica che virtualmente contiene infinite possibilità di estensione. Ma certi libri conservano un fascino tale per cui la riproposta o rivisitazione diventa un atto culturale di estrema importanza, ciò significa che sotto il profilo interpretativo sussistono potenzialità che la parola codificata può solo indicare.

Questo incide anche sull’aspetto dei versi, certamente non così nel modello, ma per una scelta mediata dalla sensibilità dell’autore. Lo stesso movimento che attiene alla versificazione sembra individuare attraverso tasselli mobili una cadenza, un ritmo da non sottovalutare, poiché quella purezza verbale che era in origine si dispone qui in elementi a volta contrapposti, almeno sotto la specie della scrittura. Ci troviamo davanti a un lessico medio-alto che non tradisce quei tratti peculiari, a volte reiterati, che troviamo nel vangelo. Nasce in tal modo un percorso che segue diversi episodi e li traduce nella presenza di un oggi spesso distratto dalla ‘realtà’, senza tener conto di quel regno che non è del nostro mondo.

Il poeta percepisce la “smisurata autorevolezza della Parola” e la pone in essere, la rinnova nel suo stile, mantenendo intatto il messaggio contenuto. Per conseguenza logica le parabole si tramutano in metafore profonde (nell’imo) e con la capacità di reinventare in altra dimensione e tempo quei significati: “o quali acque inquiete empiono la mia lacuna?” a proposito del giovane ricco (Mc 10:17-31).

Sappiamo che la crocifissione è il punto più emotivo della vicenda: il poeta fa sorgere immagini che deformano il paesaggio davanti a un evento fondamentale nella storia dell’umanità, ed ecco la smorfia d’ulivi, la luce di creta, segni che vanno oltre la natura e concorrono al dolore, spirituale ancor prima di diventare fisico.

Recensione
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