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Versodove

Poesia. A proposito del bel canto in prefazione, ci si chiede se esiste la possibilità di trasferirlo nella poesia, ovviamente con le dovute differenze di tipo diacronico. Non è raro incontrare alcuni tratti di formanti metrici (Erano distese di lavanda) che inseriti nel libero contesto producono il gradevole effetto di melodia, almeno intesa nel suo più ampio spettro di significati.

Sarebbe dunque il senso della misura a creare la qualità, anch’essa in una sua vasta accezione, senza venir meno a un fluire che per quanto discorsivo non rinuncia all’origine ‘lirica’. Spesso affiora un desiderio di eternità, se mai essa fosse credibile, ma certamente il richiamo che ne consegue è assai forte e si protrae nel tempo: se non si riesce in questa dimensione, rimane comunque la speranza di luoghi che dal reale entrano nell’immaginario.

Di fronte alla spinta ascensionale che l’atto poetico prospetta, sta la quotidianità nel suo grigiore: “E oggi piove ancora | in stanze desolate, | là, dove anche la polvere | è velo di silenzio.” (Ma la corteccia piange). Eppure è proprio questa opacità che svela un quid oltre l’aspetto delle cose, ed è sufficiente uno squarcio di natura a produrre il miracolo di un altro spazio conoscitivo.

Recensione
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