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Viaggiando con l’ippogrifo

Poesia. Dietro ciascun autore vi è un retroterra culturale, e di conseguenza linguistico, che non può essere disatteso: è quanto ci propone con la sua scrittura poetica Aldo Sisto. Infatti in una dimensione che non è mai perenta, quella di un linguaggio in cui vi siano residui di un tempo passato, è possibile cogliere di volta in volta l’essenza delle cose traducendola in parole, dall’autore intese anche come “strani ghirigori sonori”, penetrando così nel contesto dei significati oltre la loro superficie secondo un’ottica avanzata.

La percezione del dettaglio è notevole, e ciascun frammento situandosi nella profondità del concetto cerca di scoprire l’ineffabile, ciò che sfugge alla presa dei sensi. Ma il linguaggio è spesso memoria, quindi la leggerezza ritmica di alcuni tratti, per esempio i senari frequenti nel Giusti, conferisce al contrario uno spessore formale ai versi: per altro aspetto ci sono i troncamenti al fine di disinnescare certe strutture irregolari.

Nella sezione di testi religiosi ecco un originale dialogo fra Dio e l’ateo, con quella vivacità che ritroviamo nelle composizioni dialogate di Cecco Angiolieri — e vista l’importanza del tema l’ippogrifo potrebbe farci solcare nuovi cieli.

Recensione
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